Cambio di nome del BLOG
Dal 06 marzo 2010 è stato creato un nuovo Blog che prosegue il lavoro iniziato con il precedente, semplicemente si è voluto dare un nome più semplice da ricordare.
Il nome del nuovo Blog è: OPERAZIONE SARDEGNA sempre con suffisso WORDPRESS.COM
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http://operazionesardegna.wordpress.com/
Con l’auspicio di poter migliorare il messaggio comunicativo, Vi aspetto nel nuovo BLOG.
026 Protezione Civile e risate tra il Gatto e la Volpe.
Dai fatti di cronaca giudiziaria degli ultimi dieci giorni, un dilagare di inchieste su corruzione e truffe sta dilagando sui media.
Inizialmente parevano le inchieste a orologeria che scaturivano da una parte della solita magistratura politicizzata, cosa che ultimamente ha fatto perdere di credibilità alla stessa; nella realtà i fatti sembrano invece veramente gravi e probabilmente nella maggior parte dei casi attendibili.
Iniziamo con il caso Protezione Civile, è evidente che qualche controllo lacunoso da parte degli alti dirigenti, primo tra tutti Bertolaso, c’è stato, così è partita un’inchiesta fiume che ha già fatto sparire l’idea di trasformare la stessa Protezione Civile in SPA.
Il vecchio detto che “il Diavolo fa le pentole, ma non i coperchi” in questo frangente è azzeccato.
Sentite le intercettazioni, le risate degli attori della vicenda, la fortuna a voluto che nessun appalto fosse stato dato in quel momento in Abruzzo, all’azienda incriminata per il G8 e Mondiali di nuoto.
Immaginate la possibilità di case costruite dall’ora famoso Anemone all’Aquila, per il governo sarebbe stato un disastro, infatti, immediatamente per bocca di Letta si è subito negata la loro presenza in Abruzzo.
Si è capito in tempo che un ente così importante deve intervenire per le sole emergenze e non anche per gli appalti.
Solo per la stortura delle leggi, la Protezione Civile veniva incaricata per eseguire i lavori altrimenti inapplicabili in tempi normali, così che una melma torbida si era formata intorno alla Protezione Civile.
Spero si faccia chiarezza e che questo serva di lezione al sistema, per non permettere simili nefandezze di affari ignominiosi alle spalle dei cittadini.
025° Europa, cara Europa, che fare?
In Europa abbiamo per anni lottato per cercare di aggregare gli Stati, i Popoli, le economie e le culture; i nostri Burocrati si sono dati da fare per avere una moneta unica, hanno scritto un mare di leggi e presi infiniti accordi per armonizzare le popolazioni Europee, adesso che l’Europa sembrava fatta, tutto ci sta venendo addosso e si riscontrano problemi in tutti i settori e paesi.
Quest’Europa sembra nata male, si è creduto che in poco tempo, con delle leggi e una moneta, si potessero superare tutti gli ostacoli di secolari divisioni.
Facciamo un piccolo paragone: l’Italia si è riunificata dal 1861, al suo interno ci sono ancora grandissime differenze, dove con leggi, moneta e tempo non si sono ancora risolti.
Non parliamo di regionalismi o culture diverse ma di un vero problema meridionale, solo per fare un esempio.
Adesso per fare un paragone Europeo, solo pochi Stati riescono ha stare con fatica nei parametri, e gli altri?
Poi noi Italiani poi, pur di mostrare di essere all’altezza siamo disposti al massacro (i nostri politici nei confronti della popolazione) accettando norme per noi utopistiche da assimilare in così breve tempo; queste ci stanno arrecando danni forse irreparabili, in quanto stanno distruggendo un intero tessuto economico e sociale formato con anni di sacrifici.
Oggi anche molti europeisti convinti stanno costatando i guasti venutisi a creare con l’adeguamento a norme assurde.
Si è pensato fosse semplice e che i vantaggi fossero superiori hai problemi, invece così non è stato.
Inizia a serpeggiare l’idea che l’Europa non sia stata fatta per i popoli che la compongono ma per quei gruppi potentissimi così ancor di più in grado di avvantaggiarsi.
Torniamo adesso a considerare chi guadagna da tutto questo: i grandi gruppi chiudono le fabbriche in alcuni stati e riaprono in altri, dove fanno le stesse cose a un prezzo più basso, solo la stessa azienda guadagna di più non certamente il cittadino che deve comprare lo stesso prodotto al medesimo prezzo, non solo, il lavoratore che ha perso il lavoro deve trovarsi un’alternativa per campare, ma in questo momento nessuno è in grado di trovarla.
Perché? Se una zona diventa non competitiva, in genere qualsiasi cosa lo diventa, così che l’alternativa è l’emigrare; non vorrei che alla fine si dovessero inseguire le fabbriche.
Il motivo per cui siamo stati ingannati e consenzienti in questo, era che se qualcosa non rendeva era meglio chiudere e cambiare, così ognuno di noi annuiva pensando fosse tutto molto semplice, cosa quanto mai sbagliata, sicuramente non in questo modo.
Adesso per esempio, con la Grecia in difficoltà, a rischio di default, si è già detto che l’Europa non può intervenire perché le norme non lo permettono e allora?
Fosse per l’Europa potrebbero anche morire, la fortuna vuole che Stati come Germania e Francia siano disposti ad aggirare il problema per evitarlo, in quanto poi potrebbe creare un effetto domino con altri stati e i danni sarebbero peggiori.
Ma se una madre, come l’Europa, non intende intervenire, che madre è?
Per cui ritengo che una riconsiderazione sull’Europa venga fatta, quanto meno per non peggiorare la situazione già precaria; ripensando alla crisi del 1929, dove prima è crollata la finanza, poi la manodopera ha iniziato a perdere il lavoro, la caduta si è fermata solo quattro anni dopo, nel 1933, con la disoccupazione arrivata al 25%.
E’ occorso tutto il decennio per recuperare, una politica di grandi aiuti da parte degli Stati che favorivano il lavoro e soprattutto una guerra rovinosa per rimettere in moto l’intera economia, quindi non pensiamo che ora la nostra crisi sia finita.
024° Caso FIAT e prospettive
Con le ultime dichiarazioni della dirigenza FIAT, quali il presidente Montezemolo e l’amministratore Marchionne, si è capito che l’idillio Italia e Fiat sia oramai tramontato.
Il concetto stesso di mercato globale porta le singole aziende a perdere la nazionalità e i legami con il territorio e di conseguenza con le popolazioni del luogo.
La Fiat abbandonerà la Sicilia con tutto quello che ne consegue, portando a diminuire la produzione di auto in Italia.
La Fiat vende ogni anno oltre 2.600.000 automobili, risulta essere l’ottavo nella classifica mondiale dei costruttori, peccato che la produzione in Italia sia di circa 800.000 autovetture, un terzo rispetto alla Gran Bretagna, stati come il Belgio, la Repubblica Ceca, la Spagna, la Polonia produce più macchine di noi.
Come mai? Semplicemente gli altri stati hanno favorito l’ingresso di case automobilistiche straniere, cosa che in Italia per rispettare accordi con la Fiat non si è mai fatta.
La motivazione classica è la mancanza di competitività e costi del lavoro elevati, dimenticando che sempre Stati a noi vicino, la produzione interna è più alta e i salari sono anche doppi rispetto a quelli Italiani, un altro mistero da spiegare.
Non solo la Fiat, ma anche altre grandi aziende in Italia si stanno preparando alla fuga: la Glaxo, la Nokia, la Nestlè, la Motorola, la società Yamaha e in seguito sicuramente l’Alcoa.
Non solo le grandi Aziende ma molte medie società preferiscono de localizzare; questi Italici imprenditori hanno capito che possono ottenere grandi vantaggi personali andando fuori; il nostro mercato interno, per anni reso farraginoso con procedure e adempimenti burocratici inutili e fatti per creare corruzione e concussione, devasta il mondo del lavoro.
Per anni abbiamo creato impresa, grazie alla nostra dinamicità, la svalutazione della moneta e la capacità di produrre con ottimi rapporti di qualità e prezzo, con la globalizzazione abbiamo perso tutto questo, sono entrati oggi sul mercato Stati che ci surclassano dove eravamo competitivi.
Occorrono una presa di coscienza e scelte di campo per porre rimedio a tutto questo.
Se il continuo pensiero dei Grandi sia quello di fare profitti e dare dividendi, stiamo per consegnare il nostro mondo al Caos, dopo le reazioni possono essere imprevedibili.
23° Economia e Futuro
La situazione delle aziende in Sardegna si sta facendo sempre più grave, sopratutto per le grandi aziende, in quanto il mercato globale sta mettendo a nudo tutti i limiti produttivi e di sviluppo che si possono avere nell’Isola.
La crisi sta attanagliando anche un colosso dell’alluminio come l’ALCOA, dove la differenza di costi energetici rispetto al resto dell’Europa, renderebbe poco competitivo lo stabilimento di Portovesme, questo lo porrebbe ha rischio chiusura.
L’Italia, anche a causa della scellerata scelta fatta anni fa con l’abbandono del nucleare, si trova oggi ha dover far pagare un conto energetico alle aziende, imbarazzante.
Oltretutto eventuali sgravi alle aziende si tramutano in sanzioni, così come al solito il cane che si morde la coda, come si può pensare di trovare facili soluzioni?
Altro esempio: da un controllo statistico si è rilevato che in Sardegna il consumo alimentare nella Ristorazione pubblica ( mense, ospedali, ecc) e privata, come agriturismo, il 70% dei prodotti consumati viene da fuori.
Tutto questo alla faccia della filiera corta, del km 0 e dei prodotti locali.
Adesso, per mettere una pezza, con una normativa si cercherà di agevolare il consumo dei prodotti locali, per i risultati possibili dovremmo attendere qualche anno.
Esempi, potremo farne a decine, ma il risultato non cambierebbe; la costante è:
- Insularità
- Costi di produzione elevati
- Manodopera non competitiva
- Forti speculazioni
- Leve economiche fuori dalla Sardegna
Per riassumere, in Sardegna 99 aziende su 100 non potranno mai essere competitive, neanche con tutta la loro buona volontà.
Quando la situazione di un mercato economico, fragile come quello Sardo, pensare di far competere o partecipare nel mercato globale le aziende isolane é una pura e semplice utopia, c’é la volontà di annientare totalmente la struttura economica e sociale locale.
Soluzioni? Voglio solo dire che tutto quello che consuma la Sardegna viene da fuori, oltre che far andare via moneta pregiata (valore aggiunto), si stanno distruggendo gli ultimi posti di lavoro ancora disponibili, stiamo attirando una montagna di prodotti e materiali che poi noi dovremo riciclare.
In questa maniera il danno è doppio, anzi triplo, perché alla fine ci stiamo anche indebitando per acquisire tali prodotti, in una parola, la FRITTATA è FATTA.
Bisogna fare delle domande a tutti gli abitanti della Sardegna:
Siete contenti di tale situazione?
Cosa siete disposti a rinunciare per far cambiare le cose?
Dalle risposte potremo capire se il popolo è totalmente annientato moralmente o corrotto dalla possibilità di far parte dei fortunati lavoratori statali o spero in individui disposti al sacrificio e qualche rinuncia pur di salvaguardare la propria regione dalla disfatta.
Quando la differenza di peso è notevole, non si può gareggiare insieme hai grandi, la Sardegna è questo, non può pensare di confrontarsi con altre economie europee o mediterranee, se lo fosse da una parte, sicuramente dal punto di vista dei costi sarebbe perdente.
Abbiamo la produttività e i costi dei trasporti da terzo mondo mentre i costi industriali e della vita sono da primo mondo, senza averne i benefici.
La Sardegna ha bisogno di una protezione che solo alcuni ben pensanti non accettano.
22° Delusione per l’INCREDIBILE ODIO
Dopo il misfatto di ieri, l’aggressione fisica al Premier Berlusconi da parte di uno squilibrato, ritenevo per le forze politiche un possibile momento per riflettere, invece per il profondo ODIO personale e la totale intolleranza nei suoi confronti, gli attacchi sono continuati.
Neanche la decenza di aspettare che le condizioni del Premier potessero migliorare, continuando con l’indecenza.
Che delusione sentire Di Pietro o la BINDI, per non parlare dell’articolo del quotidiano l’UNITA’, l’odio è talmente evidente che supera la decenza.
Incredibilmente anche molti Blog Sardi dell’opposizione o simpatizzanti non hanno dato neanche un accenno a quanto accaduto, come se non fosse successo niente.
Anche in guerra viene concessa la tregua per raccogliere i propri morti, in ITALIA queste cose non accadono, l’odio è tale che Berlusconi potrebbe essere anche LAPIDATO pubblicamente.
Ricordo solo il paragone con Piazzale Loreto, dove gli Italiani “migliori” se la presero anche con i cadaveri.
Tutti questi fatti, comunque, si ritorceranno contro loro stessi con la lontananza della maggior parte dei cittadini, con l’ulteriore perdita di consenso.
L’ODIO non crea nulla, può solo distruggere la persona che lo prova.
21° Siamo fuori controllo.
Sono passate poche ore dalla vile aggressione al Premier Berlusconi a Milano, si inizia a comprendere che la situazione sta andando fuori controllo.
L’aggressione, sicuramente fatta da una persona squilibrata, segna il fatto che la tensione è veramente alta; quelle persone, sicuramente fragili e condizionabili, sono la punta dell’iceberg del malcontento, soprattutto dell’opposizione verso la figura di Berlusconi.
E’ chiaro che il Premier non sia mai stato accettato da una parte del popolo, soprattutto dall’opposizione, che con la sua entrata in campo si è scompaginata senza riuscire mai ha trovare valide alternative.
Veniamo al dunque, con il gesto di oggi, si è capito come, soprattutto alcuni politici (in primis dell’IDV ) stiano caricando con parole pesanti lo scontro politico, quasi stimolando un eventuale gesto insano.
Ecco che il gesto è successo, non solo, addirittura su FACEBOOK, si è creato un gruppo a favore dello squilibrato, non faccio commenti in proposito.
Sarà importante non far salire ulteriormente la tensione, altrimenti le soluzioni non saranno quelle che ci si aspetta.
Siamo in ITALIA, un paese dove tutto è possibile, stiamo dando solo il peggio di noi.
Il 2010 che ci aspetta, sarà sicuramente molto pesante, sotto tutti i punti di vista; i problemi che ci attanagliano sono enormi e lo diventeranno sempre di più, in quanto la nostra economia in pieno dissesto sta mietendo tantissime vittime facendo salire il malcontento.
Quello che occorre è un cambio generale di rotta, si dovranno operare delle riforme tali da cambiare radicalmente il nostro modo di vivere, tornare all’efficienza e alla moralità da tempo abbandonata.
20° Lavoro, lavoro e lavoro.
Dagli ultimi dati statistici, i lavoratori effettivi sono poco più di 23 milioni, il numero dei disoccupati ha superato il tetto di 2 milioni, con una percentuale dell’8% è evidente lo squilibrio in Italia con poco più di 60 milioni di abitanti.
La percentuale dei disoccupati è simile alla Germania, peccato che il confronto con questa è perso in partenza, in quanto la percentuale di occupazione in Germania supera il 70% contro il 58% dell’Italia (riferimento su persone in età lavorativa, dati Istat).
Se andiamo nel dettaglio, la situazione del SUD è addirittura la peggiore del panorama Europeo.
Guardiamo il caso della Sardegna, siamo oramai vicini al dramma, in quanto la maggior parte delle aziende importanti è in procinto di chiudere, nonostante alcune abbiano anche incassato da poco dei finanziamenti.
Si parla di rilancio della Sardegna, vengono nuovamente proposti piani per le singole zone, tutti rivolti a poche Aziende, molte delle quali solo pronte nel ricevere aiuti.
E’ inutile continuare con queste pratiche che si sono rilevate e sempre lo saranno, illusorie, dispendiose e alla fine creano più danni che vantaggi.
Occorre, un piano di intervento di almeno 10 anni e voler capire definitivamente che la Sardegna necessita per un certo periodo, di proteggere le proprie produzioni dall’invasione di merci esterne.
La Sardegna attualmente non è in grado di competere con nessuno, non solo, ma oggi non conviene produrre più nulla, troppi costi, distanze immani, poca produttività, nessuna coesione e programmazione, in parole povere siamo in un DESERTO senza speranze.
Quasi tutte le attività locali, tolte poche aziende, vivono solo perché ogni tanto ricevono degli aiuti.
Adesso è importante individuare il percorso da intraprendere per cambiare rotta.
Dato che siamo in Europa, siamo arrivati quasi a non tollerare più questa situazione in quanto sono più gli svantaggi dei vantaggi, cerchiamo comunque una soluzione fattibile all’immane problema.
Una possibilità può essere data dall’innalzamento notevole degli ONERI di attracco nei porti, così renderebbe onerose le merci in arrivo, il ricavato potrebbe finanziare le tariffe “Residenti” per quelle in uscita.![]()
Questo deve avvenire solo per le merci, mentre per le persone si devono poter abbassare i costi del biglietto.
Un piano economico va studiato in forma complessiva, facilitando l’integrazione delle aziende o la creazione di nuove per agevolare l’economia locale.
Devono essere inserite nel meccanismo dell’economia, oltre alle aziende di base, anche quelle dell’indotto, che non possono essere dimenticate.
Anzi, con un piano del genere, diventa necessario creare tutte quelle professionalità atte a completare il percorso.
Stimolare non solo il panorama economico della Sardegna, ma trovare veri Partner della penisola o esteri che siano disposti a venire, non per intascare soldi, ma per creare lavoro vero.
La Sardegna è ricca di materie prime e terreni agricoli, oltre alle coste e un entroterra incontaminato.
Si deve partire da questo, le lavorazioni possono essere sviluppate in loco ma solo a patto di essere protette ed entrare in partnership con realtà esterne che hanno le competenze e il mercato.
La Sardegna ha bisogno di imparare da chi ne sa di più, le competenze da acquisire non sono né gratuite né indolori.
La programmazione deve essere sul lungo periodo, non si ottiene nulla con un piano di due o tre anni.
Diventa importante valorizzare quello che abbiamo, a costo di cambiare regime alimentare o il modo di costruire; va sfruttato il prodotto o la risorsa locale, perché questa crea lavoro e benessere sul territorio.
Consumare prodotti locali non è poi così male, anzi, specie per quelli alimentari il vantaggio è notevole.
Il LATTE, la CARNE, i FORMAGGI, il GRANO, gli ORTAGGI e la FRUTTA, più VICINI e più FRESCHI, vi sembra poco?
Ma non solo quelli, immaginiamo i materiali da costruzione, con tutte le ROCCE (marmi, graniti e pietre), il SUGHERO, l’ARGILLA e altri minerali, potremmo essere totalmente autonomi, invece….
Sviluppare quei settori in cui siamo deficitarii, così da pareggiare la situazione.
Le possibilità di successo sono notevoli, chi può vantare un territorio così?
Si deve solamente integrare il tessuto economico della Sardegna con l’ausilio di persone altamente competenti e intraprendenti.
Con gli interscambi culturali, soprattutto interni, si possono vincere quelle diffidenze e inimicizie di cui soffre da secoli la Sardegna.
Dobbiamo trovare i POLITICI capaci prima di tutto di portare avanti queste rivendicazioni, poi la classe imprenditoriale per mettere in moto il meccanismo.
I denari che si riescono a recuperare, devono servire per diventare veramente AUTONOMI.
19° La “Fine di un MITO”
“Fine di un Mito”, questo è il titolo per spiegare gli ultimi fatti di cronaca economica avvenuti a DUBAI:
Con la richiesta di una moratoria di sei mesi per il pagamento dei debiti, circa 54 miliardi di dollari (pari alla manovra economica di uno stato) e il congelamento degli interessi del gigante “Dubai World”, è il segnale che anche il mondo Arabo, fino a ieri considerato inattaccabile, sia finito nel Caos finanziario Mondiale.
La verità è che, Dubai, uno dei sette regni che compongono gli “Emirati Arabi Uniti” si è proiettato nel mondo Finanziario e Immobiliare da una quindicina di anni, mentre, la voce Petrolio, incide solamente per il 6% del loro PIL.
Per dirla tutta, Dubai era lo stato Arabo più Occidentale, più Avanzato per diversificazione economica, imitando la super potenza Stati Uniti in quanto ad ECCESSI.
Così l’Emirato (una sua importante azienda) più globalizzato del Medio Oriente è collassato, come le economie malate Mondiali.
Questo dimostra nuovamente che non esiste una crescita infinita, i continui incrementi devono avere una fine.
Alla fine quello che conta è la persona che insieme ad altri, tutti i giorni coltiva la propria terra, essi sanno bene che non possono pretendere che dia di più di quello che “Naturalmente” può dare.
Ultimamente, il lavoro “Classico” è diventato fuori moda, esistono solo le speculazioni e quel MOSTRO chiamato Finanza, divorano tutto, anche i beni primari.
Come è possibile concedere alla Finanza una tassazione del solo 12% quando per un LAVORO VERO siamo prossimi al 50% di prelievo fiscale ?
Tutto questo ha portato via immensi capitali e risorse umane al VERO LAVORO, illudendoci che il denaro era tutto.
Gli squilibri odierni vengono tutti dalla FINANZA che ha sconquassato il panorama economico mondiale.
Le Guerre di oggi sono Economiche; stiamo assistendo a uno scontro finanziario dove i contendenti sono le grandi Multinazionali Finanziarie, mentre i soldati sono i cittadini inermi che si sono fatti incantare dal mondo globalizzato, seguendo i suoi ritmi.
Stiamo assistendo a un’ecatombe, dove ancora non si sa chi sia il vero vincitore, LA GUERRA NON E’ FINITA.
La prima regola che dovremmo adottare sarà quella di invertire la tassazione sui profitti, immaginate quanto denaro potrebbe entrare in uno Stato se così fosse?
Dicono che il male dell’Italia sia l’evasione, Falso, oggi il cosi detto “sommerso”, almeno per le piccole aziende, corrisponde al margine delle stesse, gravate da una tassazione insostenibile, dovendo tassare anche quel piccolo residuo è meglio chiedere la baracca.
Se le aziende potessero pagare il 12% di tasse, sfido chiunque non abbia l’interesse nel farlo, invece questo lusso viene dato solo al mondo finanziario (ricchissimo e superbo) che sta divorando tutto e tutti.
Oggi Tremonti non riesce a trovare nuove risorse, solo perché non ha il CORAGGIO nello sfidare la Grande FINANZA, immaginate il fiume di denaro che potrebbe arrivare per sanare la nostra vera economia, solo tassando in maniera eguale anche il modo finanziario?
Si potrebbero, progressivamente, abbassare le tasse al LAVORO VERO, portare le Persone e le Aziende ad investire in AGRICOLTURA e nell’INDUSTRIA e ARTIGIANATO, dove è necessario un grosso aiuto di risorse e non continuare ad illudersi che la finanza ci possa aiutare.

E’ imperativo per la nostra Società imbrigliare il MOSTRO della FINANZA.
http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/dubai-borse/inchiesta/inchiesta.html
18° Il Vento e il Leone.
Sono le parole che definiscono la situazione attuale: il VENTO (gli speculatori) quel fenomeno che quando arriva può anche devastare un territorio e nessuno riesce a controllare, il LEONE (il popolo della Sardegna) è colui che domina il territorio ma non il vento quando esso passa.![]()
Con l’ultimo sequestro del Parco Eolico di Ploaghe (SS), da parte della Procura di Avellino (BN), la Sardegna dimostra nuovamente le grandissime lacune nei controlli e della totale incapacità di valutare quello che sta per succedere sul proprio territorio.
Per chi non fosse a conoscenza del fatto, ecco un piccolo riepilogo:
Alla “Italian Vento Power Corporation” azienda leader in Italia, addirittura in procinto di quotarsi in borsa, è attribuita una colossale truffa sui fondi europei: con l’arresto di quattro persone, risultano indagate altre undici, tutte residenti tra Campania e Sicilia.
Un meccanismo complicato per riscuotere gli incentivi disposti dall´Unione Europa per favorire l´energia alternativa (eolica, fotovoltaica o da biomasse) nelle aree di crisi. Sull´energia è previsto l´aiuto comunitario più consistente per le industrie nelle aree di crisi.
Due sono le condizioni, il privato deve dimostrare solidità economica: in rapporto alla quota che investe, riceve fondi europei, a volte il doppio.
La società poi deve aver già acquisito il suolo, idoneo per impatto ambientale e con il consenso dei paesi vicini. Con i falsi documenti ottenuti all´estero, la società presentava una base economica molto più ampia e attraeva così il massimo degli incentivi e dichiarava come suoi anche terreni non ancora acquistati.
Non a caso investono in Sardegna sia aziende Campane, Danesi, Olandesi, Irlandesi e Spagnole che poi stranamente sono collegate tra loro.![]()
L’aspetto giudiziario non ci compete; voglio far osservare invece come continuamente da anni la Sardegna viene utilizzata come terra di speculazioni e truffe da parte di avventurieri, visionari o peggio “malavitosi”.
Metto in evidenza un fatto : “nessuno viene in Sardegna ad investire davvero“, si viene solo perché vengono dati o si possono avere denari; non a caso nessuno si trasferisce sull’Isola, ritenuta da molti solo una Regione dove ci si deve turare il naso e procedere con la speculazione senza lasciare qualcosa di positivo nel territorio.
Quello che i Politici locali, le Amministrazioni e la Comunità non comprendono, sono i meccanismi che partono in questi casi; oltre a farsi comprare per pochi soldi o favori personali, creando poi situazioni di abbandono o di sfacelo.
Ci vogliamo ricordare dell’ORO di Furtei?
Diciamo che l’Oro c’era, per anni con aiuti vari l’attività è andata avanti, nessuno si era accorto però dell’accumulo eccessivo di sostanze tossiche usate per la lavorazione, queste dovevano essere trattate come è normale in un ciclo industriale.
Peccato che i costi non sono stati calcolati direttamente nel piano d’impresa; nel momento in cui necessariamente si doveva intervenire con il processo di depurazione, ecco la fuga improvvisa da parte dell’azienda che aveva la concessione; ora il tutto è a carico di non si sa chi, lasciando strascichi di malcontento e giudiziari.![]()
Oggi abbiamo le Pale Eoliche: non è venuto a nessuno il dubbio di come mai tutti questi impianti vengono installate quasi solo in Sardegna?
A nessuno è venuto il dubbio che il vento non è un fenomeno atmosferico solo SARDO?
Sicuramente è una zona favorevole, ma è anche così per la facilità di insediamento nel territorio, avviare attività industriali senza fare troppe domande, basta accontentare qualcuno e il problema è risolto.
Precisiamo, il problema non sono i sistemi di produzione di energie alternative, ma tutto quello che ci gira intorno: infatti, nulla di tutto questo viene prodotto in Sardegna o controllato da essa, sia a livello pubblico che privato, non portando nessun vantaggio diretto all’Isola, se non per la scarsissima manodopera assunta o il pagamento di affitti per terreni utilizzati per l’iniziativa.
Questo dimostra chiaramente i limiti della Sardegna nella sua totalità; la debolezza nel valutare le persone, le iniziative e le prospettive; ci si ferma subito e solamente a quello che nell’immediato si riesce ad ottenere, o qualcuno ottiene.
Si evidenziano così le debolezze politiche ed imprenditoriali della Sardegna; anziché prodigarsi per creare delle sinergie tra Aziende in Sardegna con l’aiuto della Regione e l’intervento esterno di Aziende specializzate, come partner, si lascia tutto al CAOS degli eventi.
Un vecchio detto: “gli affari si fanno in due” ritorna a galla in questi momenti, ma ci si dimentica spesso e velocemente degli sbagli precedenti.
E’ necessario realizzare una rete di Aziende nei vari campi di competenza, per integrare il complesso circuito imprenditoriale Isolano, non doppioni, ma aziende completino il panorama economico della Sardegna.
Si dovrebbe procedere nello stimolare la nascita o l’aggregazione di aziende locali con altre aziende ESTERNE per completare il processo produttivo, ed attirare solo realtà sane ed intenzionate a portare del bene alla Sardegna.
L’Imprenditore da sempre deve creare un “TORNACONTO“, ma l’importante è che non lo faccia alle spalle di un territorio già abbastanza desolato e demoralizzato.
L’imprenditore “SANO”, “CORRETTO” è rispettato dalla comunità, perché egli si prodiga comunque per andare avanti e mantenere i livelli occupativi nonostante le avversità temporali, non come fanno molti, al primo problema si mettono in fuga.![]()
Sarà determinante per il futuro della Sardegna, creare i presupposti per un rilancio vero della Regione, con l’integrazione dei sistemi e non solo; ricordiamoci sempre quante merci importiamo, possibile che non riusciamo a trovare soluzioni locali diminuendo le importazioni?
Andate al porto: vedrete che ci possono anche essere rimorchi uno sopra l’altro per uscire, mentre non lo è mai per le merci in entrata in Sardegna.
Con l’aiuto delle forze politiche locali e la partecipazione delle aziende e della popolazione, tutto questo è fattibile e auspicabile.
Occorre però che vengano definiti. promossi ed aiutati questi passaggi, in maniera tale da far prosperare prima di tutto la Sardegna nella sua interezza.
Se noi tutti fossimo meno egoisti, riusciremo ad intravedere più facilmente la strada da percorrere, la strada non è solo nostra, ma tutti ne possiamo usufruire.
Il Leone cominci a controllare il proprio territorio, il Vento prima o poi finirà.






