025° Europa, cara Europa, che fare?
In Europa abbiamo per anni lottato per cercare di aggregare gli Stati, i Popoli, le economie e le culture; i nostri Burocrati si sono dati da fare per avere una moneta unica, hanno scritto un mare di leggi e presi infiniti accordi per armonizzare le popolazioni Europee, adesso che l’Europa sembrava fatta, tutto ci sta venendo addosso e si riscontrano problemi in tutti i settori e paesi.
Quest’Europa sembra nata male, si è creduto che in poco tempo, con delle leggi e una moneta, si potessero superare tutti gli ostacoli di secolari divisioni.
Facciamo un piccolo paragone: l’Italia si è riunificata dal 1861, al suo interno ci sono ancora grandissime differenze, dove con leggi, moneta e tempo non si sono ancora risolti.
Non parliamo di regionalismi o culture diverse ma di un vero problema meridionale, solo per fare un esempio.
Adesso per fare un paragone Europeo, solo pochi Stati riescono ha stare con fatica nei parametri, e gli altri?
Poi noi Italiani poi, pur di mostrare di essere all’altezza siamo disposti al massacro (i nostri politici nei confronti della popolazione) accettando norme per noi utopistiche da assimilare in così breve tempo; queste ci stanno arrecando danni forse irreparabili, in quanto stanno distruggendo un intero tessuto economico e sociale formato con anni di sacrifici.
Oggi anche molti europeisti convinti stanno costatando i guasti venutisi a creare con l’adeguamento a norme assurde.
Si è pensato fosse semplice e che i vantaggi fossero superiori hai problemi, invece così non è stato.
Inizia a serpeggiare l’idea che l’Europa non sia stata fatta per i popoli che la compongono ma per quei gruppi potentissimi così ancor di più in grado di avvantaggiarsi.
Torniamo adesso a considerare chi guadagna da tutto questo: i grandi gruppi chiudono le fabbriche in alcuni stati e riaprono in altri, dove fanno le stesse cose a un prezzo più basso, solo la stessa azienda guadagna di più non certamente il cittadino che deve comprare lo stesso prodotto al medesimo prezzo, non solo, il lavoratore che ha perso il lavoro deve trovarsi un’alternativa per campare, ma in questo momento nessuno è in grado di trovarla.
Perché? Se una zona diventa non competitiva, in genere qualsiasi cosa lo diventa, così che l’alternativa è l’emigrare; non vorrei che alla fine si dovessero inseguire le fabbriche.
Il motivo per cui siamo stati ingannati e consenzienti in questo, era che se qualcosa non rendeva era meglio chiudere e cambiare, così ognuno di noi annuiva pensando fosse tutto molto semplice, cosa quanto mai sbagliata, sicuramente non in questo modo.
Adesso per esempio, con la Grecia in difficoltà, a rischio di default, si è già detto che l’Europa non può intervenire perché le norme non lo permettono e allora?
Fosse per l’Europa potrebbero anche morire, la fortuna vuole che Stati come Germania e Francia siano disposti ad aggirare il problema per evitarlo, in quanto poi potrebbe creare un effetto domino con altri stati e i danni sarebbero peggiori.
Ma se una madre, come l’Europa, non intende intervenire, che madre è?
Per cui ritengo che una riconsiderazione sull’Europa venga fatta, quanto meno per non peggiorare la situazione già precaria; ripensando alla crisi del 1929, dove prima è crollata la finanza, poi la manodopera ha iniziato a perdere il lavoro, la caduta si è fermata solo quattro anni dopo, nel 1933, con la disoccupazione arrivata al 25%.
E’ occorso tutto il decennio per recuperare, una politica di grandi aiuti da parte degli Stati che favorivano il lavoro e soprattutto una guerra rovinosa per rimettere in moto l’intera economia, quindi non pensiamo che ora la nostra crisi sia finita.


